sabato, 01 marzo 2008

montgomerywood
commenti -
Permalink Categoria --- >
vignette
venerdì, 29 febbraio 2008
Squillino le trombe! La redazione del Gazzettino si arricchisce di un nuovo componente! Tanto per allargare il più possibile i mezzi con cui fare satira, alla truppa si è ufficialmente aggiunto un vignettista, Montgomerywood. Avanti, applaudite come se fossimo a Confindustria, dai!
Mea culpa, mea maxima culpa: il suo contributo alla causa della satira era già arrivato un bel po' di tempo fa, cioè nel periodo di coma vigile in cui ha vissuto il blog durante questo mese. Chiedo umilmente scusa e mi autoflagello e mi cospargo il capo di cenere: è stata colpa mia. Mia e di febbraio e delle sue giornate piene. Quindi occhio al blog domani ci sarà una bella sorpresa.
That's all, folks!

LanAwnShee
commenti (1) -
Permalink Categoria --- >
occhielli
mercoledì, 27 febbraio 2008
Chiariamo subito che non stiamo parlando degli Italiani, ma dei Giapponesi. Ci siamo lasciati abbindolare per anni con la burletta degli uomini equilibrati, attivi, instancabili. Magari ci siamo anche sentiti un po' inferiori perché noi non siamo così. E che sollievo, a quel punto, scoprire che in realtà i figli del Sol Levante, sotto una coltre di valori e codici, sono un ansioso, insano groviglio di incubi e deliri. Insomma, ci assomigliano. O forse neanche tanto. Noi siamo il popolo di Pulcinella, e nel nostro intimo ne siamo quasi orgogliosi. Loro sono i discendenti dei samurai, onore e rispetto ce li hanno addosso come una condanna. In Giappone, se sei un disgraziato, la vergogna non colpisce solo te, bensì l'intero Paese. I fallimenti, e ancor meno i falliti, non sono ammessi. Ma a differenza dei barboni e dei mendicanti, che le autorità fanno di tutto per nascondere, c'è una nuova classe emergente che non è facilmente individuabile. Li chiamano waakingu puuaa, dall'inglese "working poors". Non puzzano, hanno un lavoro o più, e si vestono ordinariamente. Fin qua, tutto normale, direte voi. In realtà un problema c'è: a forza di produrre, a volte ci scappa il morto. Fulminante l'Espresso, quando parla di uno di loro:
...Kenichi Uchino, operaio "a termine" della Toyota, stramazzato improvvisamente al suolo, colpito a soli 31 anni da infarto. Quel giorno era solo alla sua quarta ora di straordinario. Nei due mesi precedenti ne aveva collezionate più di cento.
La progressiva precarizzazione, unita ad un'economia moribonda, ha creato una sorta di terrore da povertà. Kenichi non era e non sarà l'unico ad ammazzarsi di lavoro. Sono questi i frutti di cinque anni di amministrazione alla Koizumi, che hanno visto da una parte uno strabiliante incremento degli stipendi manageriali (fino al 90%), dall'altra un calo dei salari - quelli minimi sono tra i più bassi del mondo industrializzato - e un notevole aumento del precariato per i comuni mortali. L'attuale governo ha lodevolmente pensato di completare l'opera, accettando le condizioni della Keindaren, la locale Confindustria: le aziende non dovranno più concordare con i sindacati le modifiche all'orario, alle mansioni, alle condizioni lavorative e così via, al massimo le notificheranno ai dipendenti. E noi che ci lamentiamo di non avere la pausa caffè.
Ne siamo profondamente colpiti. Di tutti i settori in cui si è riusciti a rendere il moralmente ed eticamente illecito legale, quello del lavoro il nostro governo se lo è proprio dimenticato.

RGoodfellow
commenti (1) -
Permalink Categoria --- >
societÃ
giovedì, 24 gennaio 2008
Niente ci scuote più della morte. Se la vita ci illude di essere eterni, il suo esatto opposto ci rende vulnerabili ed effimeri. Nessuna consolazione ultraterrena basterà a lenire il dolore e la sofferenza per una perdita. Se poi questa perdita dipende da indifferenza ed incuranza, la ferita sarà certo più profonda.
Davanti all’ecatombe di Torino non ci sono parole che tengano. Per quanto sviscerata e dibattuta, questa notizia non fa che confermare un dato di fatto: in Italia di lavoro SI MUORE. E quello che ci si aspetta non sono frasi di circostanza e cerimoniali. Era doveroso e corretto ricordare i sette operai. Ora sarebbe tempo di passare all’azione. Ci saremmo aspettati, l’abbiamo chiesto, giustizia, un intervento concreto nell’ambito della sicurezza. Da parte dello Stato in primis. Controlli a tappeto? Denunce? Multe strabilianti? Macché. La Thyssen-Krupp gode tuttora di ottima salute. Un esempio tra i tanti, in fondo. Il numero di decessi sul luogo di lavoro ha già toccato e superato quota mille. C’è chi a questo punto nell’autorità non confida più, e con coraggio e responsabilità segnala alcune situazioni di potenziale pericolo ai superiori. L’operaio bergamasco in questione è stato sospeso per alcuni giorni, presumibilmente non pagati. Nella foga della vendetta, è stato addirittura accusato di mobbing nei confronti del caporeparto. Al danno si è aggiunta la beffa, insomma. Somiglia ad un regime in piccolo, questo. Non permette la realtà e l’evidenza dei fatti, tanto meno per bocca di un subordinato. Punisce le contestazioni, per giuste che siano. E ne colpisce uno, per educarne cento. Nel frattempo, i sindacati riservano le proprie energie ad una questione ben più maneggevole, quella delle buste paga. A chiunque un centinaio di euro che rimpolpino lo stipendio sembrano sempre una piccola fortuna. Ma serviranno anche ad arginare il numero crescente di feriti e morti?
Lento ed inesorabile, il destino dei lavoratori sta diventando quello della pedina di una scacchiera. La loro vita e la loro morte vengono regolati da non si sa chi non si sa come. Il loro valore è pari ad un pezzo di plastica. Ciò che conta, in fin dei conti, è il prodotto finale.

RGoodfellow
commenti -
Permalink Categoria --- >
societÃ
martedì, 15 gennaio 2008
Sfatiamo un mito. Peppe non ce l’ha con Galileo.
È stata una caduta di stile davvero triste quella degli oltre sessanta docenti dell’Università della Sapienza che, nella loro ormai celeberrima lettera hanno ricordato al rettore quella frase di Feyerabend che l’allora cardinal Ratzinger citò nel suo discorso a Parma il 15 marzo 1990:
«La Chiesa dell'epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione».
Oh, certamente questa frase risulterebbe inaccettabile per qualunque scienziato (ma a dire il vero, spero per qualunque essere umano che si ricordi di stare vivendo nel terzo millennio). Ma è facile portare all’equivoco decontestualizzando [1], ed è brutto quando a giocare sporco sono alcuni tra i più autorevoli docenti della più grande facoltà europea. La citazione a Feyerabend faceva parte di un discorso molto più lungo e Ratzinger non se la mise in bocca per delegare alle parole altrui il proprio pensiero. Qui potete leggere il testo del famigerato discorso, che si conclude con questa frase:
«Con mia grande sorpresa [2], in una recente intervista sul caso Galileo non mi è stata posta una domanda del tipo: Perché la Chiesa ha preteso di ostacolare lo sviluppo delle scienze naturali?, ma esattamente quella opposta, cioé: Perché la Chiesa non ha preso una posizione più chiara contro i disastri che dovevano necessariamente accadere, una volta che Galileo aprì il vaso di Pandora?. Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande. [...] Qui ho voluto ricordare un caso sintomatico che evidenzia fino a che punto il dubbio della modernità su se stessa abbia attinto oggi la scienza e la tecnica».
Come si può vedere, il suo è un discorso che analizza i paradossi della postmodernità, non un nostalgico encomio all’attività degli inquisitori che hanno costretto Galileo all’abiura. E così, in definitiva, Ratzinger non ce l’ha con Galilei [3].
Ma questo non cambia le cose, e infatti nella prima lettera di protesta relativamente all’invito del papa (firmata dal professor Marcello Cini) di riferimenti alla questione non c’era traccia. E c’è poco da stupirsene, dal momento che l’atteggiamento oscurantista dell’attuale santo padre va ben oltre il caso Galileo. Ha fatto un sacco comodo ai giornali e ai TG aggrapparsi allo scivolone dei docenti (a’ prof, li mortacci vostri!): questo ha fornito loro una scusa d’oro per far finta di non vedere che l’indecenza di invitare Ratzinger all’inaugurazione dell’anno accademico di una facoltà universitaria laica e seria ha radici ben più profonde.
Ecco perché io credo che il suddetto invito sia stato qualcosa di osceno. In molti si sono scandalizzati verso quella che è stata considerata una censura [4] del mondo laico. Si è citato Voltaire [5]: Non sono d'accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa continuare a dirlo. Il punto è che anche la tolleranza, per funzionare, dev’essere presente in entrambi gli interlocutori: io posso parlare se tu mi lasci parlare, e viceversa. Questa libertà viene a mancare nel momento in cui uno dei due interlocutori decide di avere ragione al punto di sentirsi in dovere di inculcare la propria visione anche all’altro. È quello che crede Ratzinger: quello che dice, secondo lui, è quello che dice Dio, quindi è giusto per definizione. Non ci può essere dialogo né discussione con queste premesse. A questo punto il bellissimo principio di Voltaire viene a cadere, perché il cattolicesimo di Ratzinger non lo può accettare. Vorrei vedere il giorno in cui un papa all’Angelus citasse Voltaire e dicesse: «Non sono d’accordo con l’utilizzo delle cellule staminali, ma darei la vita perché voi scienziati possiate continuare a sperimentarle per salvare vite umane». Non so se qualcuno vedrà mai quel giorno, ma so che quel papa non sarà mai Ratzinger.
Non c’è differenza di fondo tra il punto di vista del papa e quello di un islamico fondamentalista. Semplicemente i cattolici non compiono attentati terroristici, tutto qua [6]. Ma entrambi pretendono di imporre la loro visione religiosa del mondo a tutti gli altri, ad esempio tormentando l’opinione pubblica con tentativi di identificazione tra peccato e reato (aborto, eutanasia). Credi o muori da loro. Credi o vai in galera da noi.
È osceno che l’ex prefetto del Santo Uffizio abbia l’onore di presenziare all’inaugurazione di un’università laica seria [7]. È osceno che una persona che cerca di cancellare dai banchi di scuola le scimmie antropomorfe di darwiniana memoria in favore della favoletta del Dio sputa nel fango e crea l’uomo (come se l’alternativa di nascere da uno sputazzo sia più nobile di quella di discendere dalle scimmie...) sia invitato ad un evento tanto importante per un ateneo in cui sia presente una facoltà di biologia. È osceno che una persona che ha sempre dimostrato un atteggiamento anti-scientifico [8], ancora fermo alla prospettiva per cui le verità della scienza sono ancelle della verità (ma perché la chiamano verità, poi...) della fede, possa essere invitata ad una simile circostanza.
Quanto alle reazioni dei cattolici scandalizzati: non si può parlare di censura e reazioni antidemocratiche solo quando fa comodo. Non accetto che chi mi impedisce, come donna, di sottopormi ad una fecondazione assistita decente adesso si stracci le vesti solo perché alcuni cattivacci hanno detto che non erano d’accordo nell’aver ospite il papa (in fondo è stato Ratzinger a scegliere di non partecipare. Studenti e professori contrari avevano solo espresso il desiderio di manifestare il loro dissenso, e senza roghi. Se poi Peppe non è abituato al dissenso, direi che è un problema suo, dei cattolici e del loro concetto di democrazia [9]).
Gli studenti cattolici della Sapienza si erano raccolti in una veglia di preghiera in favore del santo padre. Strano che non abbia funzionato...
Sconcerto all’estero per questa presa di posizione dell’Italia: nessuno avrebbe pensato che avessimo davvero le palle.
In realtà tutto il mio astio deriva da un unico motivo: per colpa di questa cosa del papa, niente più gossip su Carla Bruni e Sarkozy! Accidenti!
[1] Una dimostrazione: se di questo mio post venisse citata solo la prima riga, non pensereste che vi stia parlando un’abbonata a Famiglia Cristiana?
[2] Sorpresa... dipende da chi ti fa la domanda. Me lo chiedesse Ruini, non è che mi stupirei più di tanto...
[3] Sono sicura che per questo Galilei ha tirato un sospiro di sollievo. Ovunque egli sia ora.
[4] Radio Vaticana, ad esempio. Certo che bisogna avere la faccia come il culo per gridare alla censura quando il presunto censurato è stato a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede. Che cos’è la Congregazione per la Dottrina della Fede? La manovra di marketing con cui hanno trasformato il Santo Uffizio in qualcosa di apparentemente innocuo. Come se un domani gli spacciatori chiamassero Kinder Sorpresa le partite di eroina tagliate male.
[5] Sono sicura che, per questi continui abusi delle sue massime, a Voltaire girino un sacco le balle. Ovunque egli e le sue balle siano ora.
[6] Ok, ok, non è poco...
[7] Ed è osceno che il Santo Uffizio esista ancora. Cambiare il nome ad un organismo non cambia l'organismo. Su, ci arriviamo, non siamo tutti elettori tonti di Silvio Berlusconi...
[8] Tanto per sfatare un mito, la teologia NON è una scienza. Non può esistere una scienza di cui non si conosce l’oggetto. Vi siete mai chiesti perché la facoltà di teologia non esiste in nessun ateneo laico? *
* No, non è perché i laici sono cattivi.
[9] E comunque il suo discorso all’inaugurazione lo leggeranno lo stesso. Dio, mio Dio, perché lo hai abbandonato?

LanAwnShee
commenti (1) -
Permalink Categoria --- >
religione
mercoledì, 09 gennaio 2008
Cominciavamo a preoccuparci. Immersi nella spazzatura fino al collo, concreta e virtuale, ci eravamo convinti di essere la discarica d’Europa e niente più. Schiacciati dai tanto decantati successi in campo economico della Spagna e dalle critiche velenose del New York Times, ci eravamo chiesti se Noi, al 2008, ci saremmo arrivati.
Poi una nuova alba è sorta e abbiamo scoperto l'esistenza di Sarkozy. Il premier francese gode ormai di un’immagine che farebbe impallidire un pubblicitario: sorriso smagliante, abbigliamento adatto alle circostanze, gestualità e presenza scenica. Il sospetto che la massima “lasciate pure che si parli male di me, purché se ne parli” l'abbia coniata lui è forte. L’ultimo tocco di classe è stato accalappiare la bella Carla Bruni. Nel giro di pochi giorni i media hanno scatenato un vespaio. Che i due al momento non siano sposati è stata perfino additata come la ragione principale di una lunga serie di malumori interni ed esterni al Paese. Bazzecole. Il calo dei consensi è cominciato già prima che Ken si trovasse Barbie e partisse con lei in crociera. Più o meno da quando i francesi si sono accorti di parecchie falle nella nave della Droite. La crescita economica è sotto il 2%, l’inflazione è ripresa e la disoccupazione non diminuisce più. Il diritto delle 35 ore lavorative è minacciato, col rischio di un’enorme flessibilità nei contratti. Meriterebbero una spiegazione anche i medici degli ospedali pubblici che, forti del motto sarkoziano “lavorare di più per guadagnare di più”, lavorando di più non si sono ancora visti pagati gli straordinari. Si rassegnino, i soldi che spettavano loro sono molto probabilmente finiti nel Nilo. Da tempo ormai pensioni, giustizia, università tengono banco. In politica estera, il governo ammicca a Putin e Gheddafi. Un quadro che sotto certi aspetti ci ricorda qualcosa.
È evidente che il modello governativo italiano ha fatto scuola. Ci chiediamo a questo punto se i cittadini francesi, al pari degli Italiani, permetteranno alla situazione di trascinarsi, o addirittura chiederanno il bis. In tempi di vacche magre come questi, avere dei compagni di sventura, è pur sempre una consolazione.

RGoodfellow
commenti (7) -
Permalink Categoria --- >
politica
sabato, 05 gennaio 2008
Può una donna arrivare a ricoprire una posizione di spicco nel variopinto panorama politico? Sembrerebbe di sì. Prendiamo esempi abbastanza puliti: una Bonino o una Finocchiaro si sono ritagliate un dignitoso spazio al Governo, nel bene o nel male, senza far tanto chiasso.
In questo caso si tratta però di politica d'alto bordo.
Non appena scendiamo più a valle, a livello per così dire provinciale, davanti ai nostri occhi si apre il sipario della più fine tragedia (o commedia?) di stampo shakespeariano. La protagonista, chiamiamola Viola per comodità, fa il bello e il cattivo tempo lungo tutto lo spettacolo. Le sue innumerevoli capacità trovano sfogo in ciò che meglio le riesce, l'autocommercializzazione. A cui aggiunge un tocco di classe, la visibile e altrettanto risibile protezione del presidente del contado. Lui potrebbe essere suo padre, lei potrebbe essere la sua amante. O almeno, corre voce. Forse è questo pensiero che scatena i malumori di chi ha dovuto puntare a sotterfugi meno redditizi per uno scranno in seconda fila.
Chissà se l'ex vicesindaco è dello stesso parere nel momento in cui si vede scavalcare da un cavalier servente di Viola per una carica amministrativa. Eppure, il presidente glielo aveva promesso, quel posto. Glielo ha addirittura messo per iscritto. Glielo ha firmato. A niente è dunque servito il patto pre-elettorale? Dal rammarico alla vendetta il passo è breve, l'accordo viene reso pubblico. Su un quotidiano.
A questo punto, il finale vorrebbe parecchie teste mozzate.
Spaicenti, stiamo ancora parlando di politica. Il voto di scambio è un po' il segreto di Pulcinella in questo campo, non avevamo bisogno di leggerlo sul giornale. Ragion per cui chi ha fatto la parte del becco, è stato facilmente dimenticato. Il traditore, al contrario, risorto dalla croce, si prepara ad occupare una nuova, ma magari anche vecchia, poltrona. E Viola? Be', di certo non le manca il sostegno popolare, le è stato dedicato perfino un fan club. Appena una decina di sostenitori, ma agguerritissimi.

RGoodfellow
commenti (5) -
Permalink Categoria --- >
politica
lunedì, 31 dicembre 2007
Speriamo di cuore che il nuovo anno sia migliore del 2007. Fortunatamente non sembra un'impresa così difficile.
Anche in Italia tutto è possibile...
Tanti auguri!
Lan Awn Shee e Robin Goodfellow

LanAwnShee
commenti (2) -
Permalink Categoria --- >
occhielli
venerdì, 21 dicembre 2007
Forse non tutti sanno che anche gli Americani hanno la loro Freedom House. Solo che oltreoceano essa è un’associazione no profit che si pone l’obiettivo di difendere la libertà di stampa e che ogni anno pubblica un rapporto volto a fornire dati sulla libertà d’informazione nel mondo. Ecco che cosa scrivono sull’Italia del 2007.
Status: Free
Legal Environment: 9
Political Environment: 11
Economic Environment: 9
Total Score: 29
Status change explanation: Italy’s rating improved from Partly Free to Not Free primarily as a result of Silvio Berlusconi's exit as prime minister. While the private broadcast media in Italy is still concentrated in the hands of the Berlusconi-dominated Mediaset, the public broadcaster, RAI, is no longer under his control.
Forte di questa convinzione, la Freedom House ci fa salire dal 77° posto del 2005 al – hop! - 64° attuale. Sarebbe bello credere che abbiano ragione gli Americani...
All’indomani della pubblicazione dell’intercettazione* della telefonata tra il Re Sole e Saccà, Berlusconi replica con furia e si difende:
“Si capisce benissimo che in tutti e due i casi ho fatto interventi assolutamente apprezzabili. Uno per un’ingiustizia.”
Questa?
Questa?
Questa?
“L’altro per un caso doloroso di una persona che non lavorava e che non facevano lavorare”.
Vi do un indizio: non è Daniele Luttazzi.
Unanime la solidarietà del mondo politico. Oh, chi l’avrebbe mai detto?
Dice in particolare Maroni:
“È necessario che le Istituzioni democratiche a partire dal Presidente della Repubblica intervengano subito per dirci se viviamo in un Paese civile”.
Berlusconi influenza la RAI e sfrutta i suoi cortigiani per ottenere la maggioranza in Senato. Tutta la classe politica, da sinistra a destra, anziché indignarsi per i contenuti della telefonata, si scaglia contro il giornale che si è permesso di rivelare l’altarino come neanche i Freaks di Tod Browning. Il ministro della Giustizia replica proponendo un ddl che vieta le intercettazioni ai danni dei politici, ma nulla sulle ingerenze dei politici sull’informazione e le libertà del Paese.
Direi che la risposta è semplice. Ed è no.
* Ma su, tiriamoci su il morale con la più bella battuta del mese:
Berlusconi: “... Socialmente, mi scambiano ... mi hanno scambiato per il papa..”

Sì, a volte li confondo anch’io.
Aspetto con ansia il giorno in cui Veronica Lario scriverà a Repubblica per chiedere a Ratzinger pubbliche scuse. Per non parlare del giorno in cui pubblicheranno la sua risposta!
Comunque la papalina è una soluzione molto più funzionale della bandana per nascondere gli effetti del trapianto di capelli.
Ite, missa est.

LanAwnShee
commenti -
Permalink Categoria --- >
politica
martedì, 18 dicembre 2007
Ciò che rappresenta la linfa vitale della rete è un’esplosione di punti di vista, pensieri, emozioni, immagini e suoni che si propagano a dispetto dello spazio e del tempo. Ne possiamo essere attirati o ammaliati, come pure distrutti o disgustati. Fatto sta che nel bene e nel male, chi veleggia online su alcuni siti ci finisce comunque. E in alcuni casi si chiede se quello che ha davanti sia uno scherzo o un esempio di pessimo gusto.
Pare che nel corso degli anni, tra le pagine, si siano insinuati strisciando alcuni aspiranti revisionisti dell’Olocausto. Questi fenomenali avvocati si sono proposti di smontare pezzo a pezzo, aggrappandosi a particolari a dir poco insignificanti, un massacro che ha segnato l’intera umanità. Correggendo errori grammaticali, contestando cifre ed anni, sfruttando la confusione e l’incoerenza di poche testimonianze tra tante, hanno fatto dei cavilli il loro punto di forza. Animati ovviamente da un profondo desiderio di ripristinare un certo tipo di verità storica, la loro. Quella per cui gli Ebrei hanno creato un’enorme messinscena, gonfiando e inventando i fatti. Quella per cui i nostri genitori e i nostri nonni sono stati preda di un’allucinazione collettiva da 6 milioni di morti. Quella per cui chimici del calibro di Pressac hanno scritto favolette da quattro soldi. Quella per cui persone come loro, che si fanno in quattro per fare luce nelle nostre menti ottenebrate, sono diventati dei moderni martiri, perseguitati dalle autorità che li vogliono zittire.
Merita una menzione d’onore un prodotto internet di razza italiana. Certo, scomporre e ricomporre gli eventi a seconda della necessità, avvalendosi di testi tratti da ipotetici esperti dell’argomento, e sostenere la propria intenzione di farci aprire gli occhi, è un po’ seguire la linea generale. Per rendere praticamente pubblico un motto in cui non si afferma l’assenza di persecuzioni, deportazioni, ghetti, di campi di concentramento, e chiuderlo con “ (il revisionismo) non afferma che le azioni suddette non siano state ingiuste”, invece, ci vuole davvero coraggio.
Tanto di cappello, signori. Forse le vostre facce e i vostri nomi verranno cancellati dal tempo. Ma la sporcizia con cui avete infangato la memoria di un Popolo non sarà altrettanto facile da levare.

RGoodfellow
commenti (2) -
Permalink Categoria --- >
societÃ